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Martedì, 12 Maggio 2020 08:53

Silvia Romano: non è odio ma odio di classe

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Le reazioni scomposte, esagerate, reazionarie, sguaiate, offensive, retrograde alla visione del ritorno in Patria della cooperante Silvia Romano in abito musulmano non si spiegano secondo un interpretazione superficiale - razzismo e misoginia - fatta propria dalle persone di sinistra. Non è tanto per Silvia che abbiamo gioito o sbavato rabbia, ma per ciò che Silvia rappresenta.

 

 

Le società occidentali, e quella italiana in primis, è sempre più divisa in due mondi che non si capiscono e non si parlano e questi due mondi non sono affatto rappresentati dal dualismo benpensanti – razzisti. I due mondi, le due anime della società italiana (e di quella internazionale) si possono definire più compiutamente come internazionalisti, che hanno lacrimato di gioia nel vedere un internazionalista tornare a casa e abbracciare la mamma, una vittoria dei loro principi un orgoglio di identità più che la gioia per una ragazza sana e salva e i sovranisti, che le hanno rovesciato sopra il proprio disprezzo nel vedere una loro figlia tornare portatrice di vesti e mentalità che la rendono una traditrice delle proprie origini. Le reazioni, di gioia o rabbia perciò travalicano la figura di Silvia. Non è tanto per Silvia che abbiamo gioito o sbavato rabbia, ma per ciò che Silvia rappresenta.

 

Ciò che definiamo con etichette - internazionalisti e sovranisti - è una semplificazione, di una società divisa, in cui le reazioni della parte più debole – debole in termini economici e culturali, e sopratutto debole in termini di opportunità lavorative – gli esclusi dalla globalizzazione – è la parte di popolazione che ha inveito contro il burka di Silvia perché questa parte di società odia per reazione tutto ciò che è straniero o ha il sapore di diverso. E lo odia non tanto per razzismo o ignoranza ma per legittima difesa del proprio interesse della propria classe. Tutto ciò che è africano, islamico, o comunque straniero è ai loro occhi pericoloso per la loro sopravvivenza, sia come individui che come gruppo/classe sociale. Infatti, la parte debole della società, che ha titolo di studio più basso, redditi più bassi e posti di lavoro peggio remunerati o comunque inferiore ricchezza famigliare, oggi ben rappresentata dalla Lega – una volta fu rappresentata dalla sinistra – è la parte che vede nello straniero e nell’esterofilia una concreta minaccia alla propria sopravvivenza, perché gli immigrati vanno a contendere i posti di lavoro a cui loro possono accedere.

Non a caso il PD e in generale il centrosinistra oggi è forte nelle classi sociali abbienti, nei quartieri bene, ed è debole nelle periferie, nella provincia allargata, dove vivono più esclusi dalla globalizzazione.

 

Silvia Romano, proprio come Carola Rakete e Greta Thunberg sono tre rappresentanti dell’ideale internazionalista: giovani donne, emancipate, internazionaliste, benpensanti che possono occuparsi degli altri oltre che di se stesse, perché la società e la famiglia nella quale sono cresciute glielo ha permesso anche in termini economici. Conoscono le lingue e viaggiano e hanno opportunità e avranno tutte le opportunità che a tante loro coetanee europee e italiane sono state negate sin dalla nascita. Le coetanee sovraniste sono semplicemente nate nella famiglia sbagliata: che aveva meno opportunità da offrire loro rispetto alle opportunità di cui hanno goduto Silvia, Carola e Greta.

 

La reazione di odio contro di loro, è una reazione di odio contro ciò che rappresentano – il mondialismo senza patria e un po freak, del siamo tutti parte dell’umanità – che non convince e non può convincere chi vede quella parte di umanità come una minaccia alla difesa del proprio interesse e del proprio mestiere, della propria sopravvivenza. Da lì nasce l’odio, il sovranismo, la forza di movimenti come la Lega e Fratelli d’Italia. E’ l’odio di classe, che oggi Lega e Fdi incarnano così bene, a essere scambiato per odio razzista o misoginia. Ma l’odio di classe non si può cancellare con gli editoriali indignati di direttori che guadagnano 10 mila euro al mese, coi corsi contro il razzismo a scuola o con la propaganda globalista del progresso che porterà a tutti benessere basta impegnarsi e essere meritevoli. Perché anche il merito è una questione di classe se sei nato in una famiglia a cui anche studiare dopo le medie inferiori è un peso. Quelle persone odiano la retorica mondialista ed ecologista del siamo tutti uguali, perché loro non sono uguali, sono inferiori. In opportunità e in cultura. L’odio di classe si conferma il motore della storia.

 

Letto 1237 volte Ultima modifica il Martedì, 12 Maggio 2020 08:56

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